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Istituto Giapponese di Cultura

Via Antonio Gramsci, 74 - ROMA (RM)

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Dal 25 Febbraio 2022 al 6 Maggio 2022

Kyoto e le quattro stagioni

Istituto Giapponese di Cultura - Via Antonio Gramsci, 74 - ROMA (RM)

Quaranta fotografie di Mizuno Katsuhiko presentano i maggiori giardini di Kyoto nelle quattro stagioni. Ingresso gratuito

Kyoto e le quattro stagioni, fotografie di Mizuno Katsuhiko è la mostra ospitata all'Isituto Giapponese di Cultura fino al 6 maggio 2022.

Il giardino giapponese, mirabilmente rappresentato a Kyoto, possiede uno stile peculiare rispetto all’omologo cinese o a quelli mediorientali e occidentali, e giunge a noi dopo aver attraversato e assimilato fasi storiche e tecniche. Il giardino giapponese segue le forme della natura. Fa uso dei tre elementi naturali di base – pietra/acqua/piante, con i quali tenta di esprimere, in concreto e talvolta astrattamente, l’assoluta bellezza della natura. Il giardino, all’aperto per definizione, subisce l’influenza dell’ambiente circostante. La vegetazione cresce e col tempo appassisce e muore: l’equilibrio fra la crescita efficace del giardino e la cura ottimale è cruciale per la sua salute. Da sempre i giapponesi nutrono devozione per la natura: luogo dello spirito, fonte di amore, rispetto e timore reverenziale. Le popolazioni più vicine al mare realizzavano laghi artificiali e vi costruivano isole dove celebrare le divinità marine; chi viveva fra le montagne, invece, percependo l’energia vitale emanata dalle grandi rocce, le venerava come ricettacolo divino.

La cultura dei giardini viene introdotta in Giappone da Cina e Corea nel periodo Asuka (552 – 645) a seguito della permeazione degli insegnamenti buddhisti. Gli, giardini con laghetto navigabile (shūyū teien) dotati di isole artificiali Tsurujima (gru) e Kamejima (tartaruga), ispirate al monte Hōrai dimora degli Immortali, il Penglai della Cina Qin (221 – 207 a.C.) e Han, secoli III a.C. – III d. C. Durante le epoche Nara (710 – 794) e Heian (794 – 1185) prende forma lo stile architettonico shindenzukuri che dà vita a imponenti giardini con laghetto di cui godere in barca, come lo shinsen’en. Nello stesso periodo, fra gli aristocratici di corte, si diffonde la pratica di ospitare banchetti e libagioni dentro giardini con sinuosi torrenti artificiali, detti kyokusuien. Il pensiero classico fa coincidere con l’anno 1052 l’inizio del mappō, ultima epoca del Dharma, connotata da decadenza morale. Con l’affermazione di questa concezione della fine, assistiamo alla costruzione di jōdoshiki chiseiteien, giardini con laghetto che riproducono il paradiso di Amida, la Terra Pura, considerato l’unico luogo in cui sia ancora possibile raggiungere la buddhità. Con il diffondersi del buddhismo zen nella classe samuraica, i giardini, da luogo di divertissement delle classi aristocratiche, si fanno luogo di contemplazione ed esercizio spirituale. Nascono così, e in particolare grazie al lavoro del monaco Musō Sōseki, i primi giardini Zen, come quelli di Saihōji e Tenryūji, che si diffonderanno gradualmente in tutto il paese. In epoca Muromachi (1333 – 1568), a seguito della rivolta Ōnin (1467 – 77), vengono rasi al suolo un gran numero di giardini privati nel centro di Kyoto. In un clima di forte instabilità, in luogo di quelli distrutti vengono costruiti giardini secchi, i karesansui che, come il giardino di pietra del Ryōanji, mediante le forme dinamiche esprimono una forte tensione. Questo nuovo stile, mescolandosi alla cultura fastosa del successivo periodo Momoyama (1568 – 1603) darà vita a giardini caratterizzati da imponenti composizioni rocciose. Durante la lunga pace che caratterizza il periodo Edo (1603 – 1868), il giardino giapponese si sviluppa in forme molteplici: dai maestosi giardini delle residenze imperiali di Kyoto, come lo Shūgakuin, ai raffinati giardini secchi dei templi buddhisti, come Shōden’in e Shisendō, fino ai piccoli giardini del tè che hanno il compito di guidare alla cerimonia, come nei templi Kōtōin e Enrian, i roji teien, dall’atmosfera frugale, realizzati entro spazi ristretti tramite calcoli minuziosi e soluzioni ingegnose. Infine, dall’epoca Meiji (1868 – 1912) il giardino giapponese continua a svilupparsi e diffondersi in maniera esponenziale fino ai giorni nostri.

Informazioni

Istituto Giapponese di Cultura

Indirizzo: Via Antonio Gramsci, 74 - 00197 ROMA (RM)

Telefono: 06.3224794-54

Fax: 06.3222165

Email: info@jfroma.it

Sito web: http://www.jfroma.it

Giorni di apertura

dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 13.30 alle 17.00

Giorni di chiusura

  • mercoledì 23 febbraio (genetliaco dell’Imperatore) .
  • lunedì 21 marzo (equinozio di primavera)

Parole chiave

mostra fotografica cultura low cost gratis a Roma giardino giapponese

Ultimo aggiornamento 03/03/2022