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La Buona Scuola 2017

Novità per diritto allo studio, istruzione professionale, esami di stato, inclusione e cultura umanistica, reclutamento dei docenti e scuole italiane all’estero

Sono stati approvati nel Consiglio dei Ministri del 7 aprile 2017, otto decreti legislativi attuativi della Buona Scuola, la legge di riforma approvata a luglio del 2015. Per la nona delega prevista, riguardante la revisione del Testo unico sulla scuola, sarà varato un disegno di legge delega successivo.
Ecco le principali novità introdotte dai decreti approvati.

Diritto allo studio
La creazione di una Conferenza Nazionale, con vari soggetti istituzionali ma con anche associazioni dei genitori e degli studenti, per una governance che garantisca maggiore partecipazione. La promozione di un sistema di welfare fondato su livelli di prestazioni nazionali, misure su libri di testo, tasse scolastiche, trasporti. Oltre sessanta milioni di investimento fra borse di studio, mobilità, supporti per la didattica. Questi i principali contenuti del decreto sul Diritto allo studio. In particolare, sono previsti specifici finanziamenti per sostenere il welfare studentesco: 30 milioni vengono destinati per il 2017 alla copertura di borse di studio grazie alle quali gli studenti delle scuole secondarie di II grado potranno avere supporto per l’acquisto di materiale didattico, per trasporti, per accedere a beni di natura culturale. Ulteriori fondi vengono stanziati per l’acquisto di sussidi didattici nelle scuole che accolgono alunne e alunni con disabilità e, in generale, per l’acquisto da parte delle scuole di libri di testo e contenuti didattici, anche digitali. Supporto aggiuntivo anche per la scuola in ospedale e per l’istruzione domiciliare.
È previsto inoltre l’esonero totale dal pagamento delle tasse scolastiche - in base all’Isee - per gli studenti delle quarte e delle quinte della secondaria di II grado. Si parte nell’anno scolastico 2018/2019 con le quarte. Rafforzata la Carta dello studente (IoStudio) che sarà estesa anche a chi frequenta i corsi dell’AFAM (Alta Formazione Musicale e Coreutica) e ai Centri Regionali per la Formazione Professionale.

Revisione dei percorsi dell’Istruzione professionale
Il decreto ha l’obiettivo di dare una chiara identità agli istituti professionali, innovare e rendere più flessibile la loro offerta formativa, superare l’attuale sovrapposizione con l’istruzione tecnica e mettere ordine in un ambito frammentato tra competenze statali e regionali. Le istituzioni scolastiche che offrono percorsi di istruzione professionale e le istituzioni formative accreditate per fornire percorsi di Istruzione e Formazione professionale (di competenza regionale) entrano a far parte della Rete nazionale delle Scuole Professionali: ci sarà quindi un’offerta formativa unitaria, articolata e integrata sul territorio. Il sistema sarà in vigore a partire dall’anno scolastico 2018/2019.
Gli Indirizzi, a partire dall’anno scolastico 2018/2019, passano da 6 a 11: agricoltura, sviluppo rurale, valorizzazione dei prodotti del territorio e gestione delle risorse forestali e montane; pesca commerciale e produzioni ittiche; industria e artigianato per il Made in Italy; manutenzione e assistenza tecnica; gestione delle acque e risanamento ambientale; servizi commerciali; enogastronomia e ospitalità alberghiera; servizi culturali e dello spettacolo; servizi per la sanità e l’assistenza sociale; arti ausiliarie delle professioni sanitarie: odontotecnico; arti ausiliarie delle professioni sanitarie: ottico. Ogni scuola potrà declinare questi indirizzi in base alle richieste e alle caratteristiche del territorio. Gli Indirizzi saranno aggiornati almeno ogni cinque anni.
L’istruzione professionale sarà caratterizzata da una struttura quinquennale articolata in un biennio e in un triennio. Nel biennio sono introdotti gli assi culturali, cioè gli insegnamenti che consentono di acquisire le competenze che rientrano nell’obbligo scolastico: asse dei linguaggi, matematico, storico-sociale e scienze motorie. Si darà più spazio all’alternanza scuola-lavoro, agevolando il più possibile i passaggi ad altri percorsi di istruzione e formazione. In particolare, lo studente in possesso della qualifica triennale potrà chiedere di passare al quarto anno dei percorsi di istruzione professionale o al quarto anno dei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP), sia presso le istituzioni scolastiche, sia presso le istituzioni formative comprese nella Rete delle scuole professionali, per conseguire un diploma professionale di tecnico.
Al termine dei percorsi di istruzione professionale, i ragazzi conseguono il diploma quinquennale di istruzione secondaria di II grado, grazie al quale potranno accedere agli Istituti Tecnici Superiori (ITS), alle Università e alle Istituzioni dell’AFAM.

Inclusione degli studenti con disabilità
Garantire una scuola sempre più accogliente agli alunni con disabilità, rafforzando il ruolo delle famiglie e delle associazioni nei processi di inclusione e coinvolgendo tutte le componenti del personale scolastico. Questo l’obiettivo del provvedimento approvato. In particolare, viene rivista la formazione iniziale dei docenti di sostegno dell’infanzia e della primaria, attraverso l’istituzione di un corso di specializzazione ad hoc. Tutti i futuri docenti, anche nella secondaria, avranno nel loro percorso di formazione iniziale materie che riguardano le metodologie per l’inclusione e ci sarà una specifica formazione anche per il personale della scuola, Ata compresi. Ogni scuola dovrà predisporre un Piano specifico per l’inclusione. Infine, in caso di rapporto positivo con l’alunno e su richiesta delle famiglie, i docenti di sostegno con contratto a termine potranno essere riconfermati per più anni senza passare dalle annuali trafile di assegnazione della supplenza.

Il Piano delle Arti
Dopo il Piano Nazionale Scuola Digitale, arriva il Piano delle Arti, un programma triennale di che il MIUR metterà in campo insieme al MiBACT (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo). Musica e danza, teatro e cinema, pittura, scultura, grafica delle arti decorative e design, scrittura creativa entrano a pieno diritto nel Piano dell’offerta formativa delle scuole di ogni ordine e grado. Le studentesse e gli studenti potranno così sviluppare creatività, senso critico, capacità di innovazione attraverso la cultura e la pratica diretta delle arti e la conoscenza e il rilancio del patrimonio storico e artistico del nostro Paese. Ogni istituto potrà stabilire se articolare singoli progetti o percorsi curricolari, in alternanza scuola-lavoro o con iniziative extrascolastiche, in collaborazione con altri soggetti pubblici e privati e con soggetti del terzo settore che operano nel campo artistico e musicale. Tra le novità del decreto, i percorsi a indirizzo musicale delle scuole secondarie di I grado e forme di collaborazione tra licei artistici, accademie di belle arti, istituti superiori per le industrie artistiche, università, enti locali e tra licei musicali e coreutici e gli istituti superiori di studi musicali e i territori. Infine, l’alternanza scuola-lavoro potrà essere svolta presso soggetti pubblici e privati che si occupano della conservazione e produzione artistica.

Valutazione ed Esami di Stato
Nessun cambiamento per gli Esami di Stato di quest’anno. Le novità saranno applicate nel 2018 per l’Esame del primo ciclo (terza media) e nel 2019 per la Maturità. In particolare per l’Esame del II ciclo saranno previste due prove scritte e un colloquio orale (invece dei tre più colloquio come avviene oggi). Lo svolgimento delle attività di alternanza scuola-lavoro diventa requisito di ammissione, insieme allo svolgimento della Prova nazionale Invalsi. Si viene ammessi all’Esame con tutti sei. Il Consiglio di classe potrà ammettere, con adeguata motivazione, chi ha un voto inferiore a sei in una disciplina, questo inciderà però sul credito finale di accesso all’Esame. Chi ha l’insufficienza nel voto di comportamento non viene comunque ammesso all’esame.
Nel dettaglio l’Esame sarà composto da: prima prova scritta nazionale che accerterà la padronanza della lingua italiana, seconda prova scritta nazionale su una o più discipline caratterizzanti l’indirizzo di studi, colloquio orale che accerterà il conseguimento delle competenze raggiunte, la capacità argomentative e critiche del candidato, l’esposizione delle attività svolte in alternanza. La votazione dell’Esame continuerà ad essere espresso in centesimi, ma si darà maggior peso al percorso fatto nell’ultimo triennio: il credito scolastico inciderà fino a 40 punti, le 2 prove scritte fino a 20 punti ciascuna, il colloquio fino a 20 punti. La Commissione resta quella attuale: un Presidente esterno più tre commissari interni e tre commissari esterni.
La Prova Invalsi viene introdotta in quinta per italiano, matematica e inglese, ma si svolgerà in un periodo diverso dall’Esame. La prova Invalsi di inglese (al termine sia della primaria sia della secondaria di I e II grado) viene introdotta per certificare le abilità di comprensione e uso della lingua in linea con il Quadro Comune di Riferimento Europeo per le lingue. Sarà requisito per l’ammissione agli esami, ma non influirà sul voto finale.

Reclutamento dei docenti
Cambia il sistema di accesso all’insegnamento nella scuola secondaria di I e II grado, con un nuovo modello di reclutamento e formazione iniziale che punta a evitare nuove sacche di precariato, offrendo orizzonti temporali certi e un percorso chiaro fra concorso e immissione in ruolo ai giovani che vogliono insegnare.
Oggi chi vuole diventare insegnante della scuola secondaria deve abilitarsi, dopo la laurea, attraverso un tirocinio formativo (TFA). L’abilitazione dà accesso alle graduatorie di istituto per le sole supplenze. Per entrare in ruolo, infatti, bisogna attendere e superare un concorso, con lunghi periodi di attesa e senza certezze per gli aspiranti docenti. Con l’approvazione del nuovo decreto, tutti i laureati potranno partecipare ai concorsi, a patto che abbiano conseguito 24 crediti universitari in settori formativi psico-antropo-pedagogici o nelle metodologie didattiche. I concorsi avranno cadenza biennale, il primo sarà nel 2018. Il nuovo concorso prevede due scritti (tre per il sostegno) e un orale. Chi lo passa entra in un percorso triennale di formazione, inserimento e tirocinio (FIT), con una retribuzione crescente che parte fin dal periodo della formazione. Alla fine del triennio, se la valutazione è positiva, i docenti vengono immessi in ruolo. Il decreto prevede inoltre una fase transitoria che, in prosecuzione con il Piano di assunzioni della Buona Scuola, continua ad offrire risposte al precariato storico.

Scuole italiane all’estero
Le innovazioni introdotte dalla Buona Scuola vengono estese anche negli istituti scolastici che operano fuori dall’Italia. A questo scopo è previsto anche il potenziamento dell’organico dei docenti dedicati, con 50 ulteriori insegnanti (si passa da 624 a 674), che saranno selezionati dal Miur oltre che dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (Maeci) e dovranno garantire due periodi di 6 anni scolastici all’estero (non più 9 anni), intervallati da un periodo di 6 anni nelle scuole italiane.

Sistema integrato di educazione e di istruzione 0-6 anni
Novità infine anche per i servizi per l’infanzia che escono dalla dimensione assistenziale ed entrano a pieno titolo nella sfera educativa. Viene istituito infatti per la prima volta un Sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a 6 anni per garantire ai bambini pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco.

Sul sito del MIUR sono disponibili schede di approfondimento dedicate ai nuovi decreti approvati.

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Ultimo aggiornamento 28/12/2017