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Vita da Millennials – Il rapporto Censis

È stata presentata a Milano i primi di ottobre la ricerca Censis che fotografa le abitudini di vita e lavoro dei giovani fra i 18 e i 34 anni

Si intitola Vita da Millennials: web, new media, start up e molto altro. Nuovi soggetti della ripresa italiana alla prova la ricerca Censis presentata il 9 ottobre 2015 a Milano. La ricerca fotografa la condizione dei giovani italiani di età compresa tra 18 e 34 anni. Intanto un primo dato: in Italia i Millennials sono 11.127.837 (di cui 5.651.616 sono maschi), un dato in progressivo restringimento che fa registrare in dieci anni una diminuzione pari al -12,8% (l’Italia ha perso oltre 1.631.000 giovani di età compresa tra 18 e 34 anni).

Veniamo ora ai dati emersi dalla ricerca.

Altro che troppo choosy: se mediaticamente vince il fenomeno dei Neet, i giovani che non studiano e non lavorano, la realtà infatti è fatta di tantissimi giovani che, pur di entrare nel mondo del lavoro, si accontentano di lavori che non sono in linea con la propria qualificazione. Sono 2,3 milioni che svolgono un lavoro ad un livello più basso rispetto alla propria qualifica; tra i Millennials la quota è del 25,4% più alta di quella dei Baby boomers. Tale comportamento è in linea con la convinzione diffusa che comunque sia opportuno prendere un lavoro anche inferiore alla propria qualifica pur di entrare nel mercato del lavoro. Vi sono altri dati che confermano l’adattabilità dei Millennials rispetto al lavoro:

  • un milione di Millennials dichiara di avere cambiato almeno due lavori in un anno;
  • 1,7 milioni hanno lavorato nell’ultimo anno con contratti di durata inferiore ad un mese;
  • 4,4 milioni hanno fatto esperienze come stage o tirocini non retribuiti.

Anche in relazione alle modalità per trovare occupazione si registra una spinta dei giovani a cercare risultati positivi, con comportamenti innovativi. Va in questa direzione ad esempio la scelta dei giovani di fare ricorso alle nuove opportunità legate al web: il 41,1% pari a circa 4,6 milioni di giovani dichiara di avere inserito il proprio curriculum in piattaforme web o sui social media, mentre lo ha fatto solo il 12,4% degli adulti.

L’imprenditorialità è tradizionalmente una risorsa italiana ed è oggi uno dei terreni più rilevanti di espressione della vitalità dei Millennials; di notevole interesse sono i dati che certificano la vitalità imprenditoriale giovanile:

  • tra aprile e giugno 2015 le imprese avviate da un under 35 sono state quasi 32 mila, con 11.050 cessazioni e un saldo attivo di 20.542 imprese;
  • le nuove imprese giovanili iscritte ai registri ufficiali sono state quasi un terzo del totale (il 32,3%) e invece il 18,5% delle cessazioni;
  • il saldo delle nuove imprese giovanili è pari a oltre il 54% del saldo netto del totale delle imprese;
  • il totale delle imprese giovanili è salito a oltre 594 mila pari al 9,8% del totale delle imprese.

Si sono avute 300 imprese giovanili al giorno in più nei tre mesi analizzati, week end inclusi, con un tasso di crescita del +3,6% a fronte del +0,6% del tasso di crescita complessivo. Più intraprendenti dei coetanei europei, i Millennials italiani sono i primi in graduatoria come lavoratori autonomi: sono 941 mila (nella classe 20-34 anni), seguiti da 849 mila inglesi e 528 mila tedeschi. E sempre in Italia si rileva il più elevato numero di giovani lavoratori autonomi che hanno del personale alle proprie dipendenze (188 mila), a fronte dei 163 mila della Germania e gli 84 mila del Regno Unito.

Altro terreno su cui si esprime con forza la collocazione dei giovani sulla frontiera dell’innovazione è quello delle startup. A fine giugno 2015 le startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle imprese sono 4.248: tra queste 1.005 hanno come titolare un under 35 e 1.724 annoverano la presenza di un giovane nella compagine societaria. Tra le città più innovative c’è Milano, con 607 startup attive nella sua provincia (14,3% del totale), seguita a distanza da Roma (361 startup, 8,5% del totale) e Torino (224 startup, 5,3%).
Di assoluta rilevanza in questo nuovo modo di fare impresa sul fronte internet è creare app, sistemi di pagamento e sicurezza online, siti web di commercio elettronico, ma sono diffuse anche applicazioni nel campo della trasformazione dei prodotti alimentari, della produzione di biocombustibili, di tecnologie applicate al solare, al fotovoltaico e al geotermico, le cosiddette green tecnologies.

Una espressione cross-over della capacità dei giovani di stare sulla frontiera dell’innovazione è costituita senza dubbio dal fenomeno del crowdfunding, vale a dire il finanziamento collettivo promosso su piattaforma web da un gruppo di persone che utilizza il proprio denaro in comune per sostenere progetti, attività, idee di persone e organizzazioni. Sono infatti quasi 500 mila i giovani che dichiarano di contribuire a iniziative di questo tipo e 189 mila quelli che hanno promosso almeno un progetto in crowdfunding.

La sobrietà è oggi al centro dei comportamenti di consumo; e se è vero che la sobrietà rinvia anche alla disponibilità di reddito, quest’ultimo non è tuttavia la sola variabile determinante perché aspetti valoriali, di attenzione alla qualità e al contenuto dei consumi pesano in misura decisiva. Ci sono dati che segnalano stili di vita fortemente orientati alle nuove tendenze:

  • il 21,9% dei Millennials dichiara di spostarsi regolarmente in bicicletta di contro all’11% del totale popolazione;
  • l’8,4% dei Millennials di contro al 4,1% dei 35-64enni dichiara di utilizzare il car haring e il bikesharing.

Altro dato importante da sottolineare, quando si tratta di Millennials, è il loro essere pendolari globali, che non si staccano dal proprio territorio di provenienza, ma che annualmente o di tanto in tanto vivono per periodi anche molto brevi all’estero, per ragioni di lavoro, formazione o semplicemente perché la propria attività li porta a stare altrove. Si stimano infatti in almeno 2,5 milioni le persone tra i 18 e i 34 anni che, sia pure per qualche giorno l’anno, vivono all’estero.

A conferma della vocazione global dei Millennials la conoscenza delle lingue straniere: l’87,6% dei Millennials dichiara di conoscere almeno una lingua straniera (contro il 59% della popolazione): il 79,8% dichiara di conoscere l’inglese, il 32,6% il francese, il 16,7% lo spagnolo.

Infine la fiducia nel futuro: da qualche tempo gli indicatori macroeconomici segnalano l’avvio della ripresa nel nostro Paese, e tuttavia si riscontra la persistenza di una tendenza sociale alla preservazione delle proprie condizioni piuttosto che una spinta all’assunzione del rischio. Su questo aspetto i giovani si differenziano nettamente e in positivo rispetto al resto dei cittadini: infatti, se il 59% degli italiani ritiene che per l’Italia i giorni migliori siano rintracciabili nel passato, per i Millennials essi invece sono decisamente nel futuro, e lo pensa il 42,1% contro un dato medio del 20,9%.

Il rapporto completo si può leggere (previa registrazione) sul sito della Fondazione Censis

Parole chiave

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Ultimo aggiornamento 20/10/2015