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XVIII Rapporto AlmaLaurea

Pubblicata l'indagine sul profilo e la condizione occupazionale dei laureati italiani intervistati nel 2015

È stato presentato il 27 aprile 2016 il XVIII Rapporto AlmaLaurea sul Profilo e la Condizione occupazionale dei laureati. Il Rapporto fotografa le performance occupazionali che i laureati triennali, magistrali e magistrali a ciclo unico hanno sul mercato del lavoro nazionale. Sono state indagate le performance professionali di oltre 570 mila laureati delle 71 Università aderenti al Consorzio, a uno, tre e cinque anni dal titolo.

I laureati triennali tra università e lavoro

A un anno dal conseguimento del titolo
Sebbene una quota elevata di laureati di primo livello prosegua il percorso formativo con la magistrale, isolando coloro che non si sono mai iscritti a un corso di laurea magistrale (43%), è possibile verificare che, a un anno dal conseguimento del titolo, il tasso di occupazione (compresi anche quanti sono in formazione retribuita) è del 67%, mentre quello di disoccupazione è pari al 23%. La stabilità lavorativa, ossia contratti a tempo indeterminato o attività autonome effettive (liberi professionisti, lavoratori in proprio, imprenditori ecc.), pari nel 2015 al 42%, risulta in crescita nell’ultimo anno. Sono esclusi da queste considerazioni i pochissimi contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti, previsti dal Jobs Act, attivati solo nel corso del 2015 e dunque in tempi troppo recenti. Nell’ultimo anno si è inoltre registrata una diminuzione dei lavori non regolamentati da alcun contratto, che riguardano tuttavia ancora il 6% dei laureati triennali del 2014. Le retribuzioni in aumento e sfiorano i 1.100 euro netti mensili. Ma quanti svolgono il lavoro per cui hanno studiato? L’indice di efficacia (che combina la richiesta della laurea per l’esercizio del lavoro svolto e l’utilizzo nel lavoro delle competenze apprese all’università) evidenzia che 50 laureati su cento considerano il titolo molto efficace o efficace.

A tre e a cinque anni dal conseguimento del titolo
L’analisi delle performance dei laureati di primo livello a tre anni e a cinque anni dal conseguimento del titolo evidenzia che, con il trascorrere del tempo, migliorano tutti gli indicatori presi in esame: aumenta l’occupazione, cala la disoccupazione, si estende al stabilità lavorativa e si vedono incrementate le retribuzioni.

I laureati magistrali biennali a uno, tre e cinque anni dalla laurea

A un anno dal conseguimento del titolo
A un anno dal conseguimento del titolo, il 70% dei laureati magistrali biennali del 2014 è occupato (compreso anche chi è in formazione retribuita). Il tasso di disoccupazione è pari al 21%: rispetto all’indagine dello scorso anno si registra una contrazione di oltre un punto percentuale. Resta vero però che, rispetto all’indagine 2008, la disoccupazione è aumentata di 10 punti percentuali. La stabilità, ossia contratti a tempo indeterminato o attività autonome effettive, pari al 37% tra i magistrali biennali, risulta in apprezzabile crescita nell’ultimo anno. Anche in questo caso non sono considerati i pochissimi contratti a tempo indeterminato a tutele crescenti previsti dal Jobs Act. Nell’ultimo anno si è poi registrata un’ulteriore diminuzione dei lavori non regolamentati da alcun contratto, che riguardano tuttavia ancora il 5,5% dei laureati magistrali biennali del 2014. Il guadagno ad un anno arriva a 1.132 euro mensili netti. Rispetto alla precedente rilevazione le retribuzioni reali per i magistrali biennali risultano in aumento, ma non riescono ancora a colmare la perdita retributiva (-20%) che i neolaureati hanno vissuto tra il 2008 e il 2013. Sono 47 su cento i laureati che considerano il titolo molto efficace o efficace per il lavoro che svolgono.

A tre anni dal conseguimento del titolo
Col trascorrere del tempo dal conseguimento del titolo, le performance occupazionali dei laureati migliorano considerevolmente. Tant’è che a tre anni dal titolo il tasso di occupazione raggiunge l’82% tra i laureati magistrali biennali e quasi si dimezza il tasso di disoccupazione. Aumenta anche la stabilità, che a tre anni coinvolge 56 laureati su cento, così come le retribuzioni che arrivano a 1.256 euro mensili netti. L’efficacia infine cresce interessando il 51% dei laureati.

A cinque anni dal conseguimento del titolo
Un’ulteriore riprova che la laurea rappresenta una garanzia di occupazione, soprattutto nei momenti di difficoltà, è confermata dall’evoluzione degli esiti occupazionali a lungo termine. Cresce notevolmente la stabilità del lavoro: a cinque anni dal conseguimento del titolo riguarda il 72% dei magistrali biennali, a un anno dal titolo era il 34%. Il guadagno è pari a 1.388 euro mensili (con forti disparità per percorso di studio, genere, ripartizione territoriale). Il 78% dei laureati, sempre a cinque anni dal titolo, è inserito nel settore privato, mentre il 17% in quello pubblico. La restante quota lavora nel non-profit. L’ambito dei servizi assorbe il 76% degli occupati, mentre l’industria accoglie il 22%. Marginale la quota di chi lavora nel settore dell’agricoltura. Tra uno e cinque anni dal titolo si registra un miglioramento del tasso di occupazione per tutti i gruppi disciplinari indagati. Focalizzando l’attenzione sui soli laureati magistrali biennali emerge che l’occupazione è significativamente superiore alla media, a cinque anni dalla laurea, per i laureati delle professioni sanitarie (95%), di ingegneria (94%) e del gruppo economico-statistico (90%). Al di sotto della media si posizionano i laureati dei gruppi letterario (72%), giuridico (75%), geo-biologico (78%) e insegnamento (78%). Allo stesso tempo, in tutti i percorsi di studio si conferma la contrazione della disoccupazione, che rimane su valori più elevati della media nei gruppi letterario (18%), giuridico (15%) e geo-biologico (14%). Mentre il tasso di disoccupazione è inferiore al 2% per i laureati delle professioni sanitarie, per i gruppi ingegneria al 4%, per il gruppo scientifico ed economico-statistico al 6%. Il miglioramento si registra anche a livello retributivo per tutti i gruppi disciplinari. In testa si posizionano, con guadagni superiori alla media, i laureati in ingegneria (1.705) e dei gruppi scientifico (1.614), chimico-farmaceutico (1.562), professioni sanitarie (1.552) ed economico-statistico (1.496). Per i laureati dei gruppi psicologico, educazione fisica, insegnamento e letterario, i guadagni sono inferiori alla media (rispettivamente 980, 1.059, 1.093 e 1.117 euro).

Conclusioni

Dall’analisi comparata delle ultime otto generazioni di laureati si confermano le difficoltà riscontrate sul mercato del lavoro nel corso di questi anni, ma si evidenzia il timido emergere nel corso 2015 di alcuni segnali di ripresa: in particolare, tra i neolaureati cala la disoccupazione e aumentano stabilità lavorativa, retribuzioni ed efficacia. Qualche difficoltà in più è registrata per coloro che si sono laureati a cavallo della crisi: cala l’occupazione e aumenta, seppure lievemente la disoccupazione. Migliorano però le caratteristiche del lavoro svolto: stabilità e retribuzioni. La sensazione è che per queste generazioni sarà necessario più tempo, rispetto ai neolaureati, per superare le difficoltà vissute in questi anni.

Il XVIII Rapporto AlmaLaurea è consultabile nella sua forma integrale sul sito www.almalaurea.it.

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Ultimo aggiornamento 28/04/2016