Ho fatto un blog, e ora chi lo legge?
Assodato che il livello di difficoltà nell’aprire un blog è relativamente basso, subito dopo viene una domanda: a cosa serve avere un blog? A cosa serve avere un proprio spazio in internet senza sapere se qualcuno ci leggerà? A che serve tutto questo se nessuno passa, nessuno vede, nessuno commenta?
In realtà si tratta di dubbi che si possono sciogliere solo se chi apre un blog ha un’idea su cosa gli piacerebbe farci già prima di aprirlo. La “ragion d’essere” di un blog dovrebbe influenzare la sua forma grafica, il suo nome, la piattaforma che lo ospita, e il modo in cui si presenta.
Quindi la prima domanda da farsi è: cosa voglio farci con un blog?
Questa domanda ha spesso una risposta semplice: molte persone aprono un blog per puro passatempo, per voglia di relazionarsi, e trovare nuovi amici, e ci si avvicinano così come farebbero con un qualsiasi strumento di aggregazione ondine, come una chat, il messenger, o un sito di incontri. Il blog è un posto dove mettere pensieri e foto, dove comunicare con amici reali e virtuali, dove copiare e incollare i testi delle proprie canzoni preferite, riportare poesie o racconti, organizzare cene ed appuntamenti.
Ovviamente, se questo è l’utilizzo di un blog, contano anche poco fattori come il traffico o il numero dei visitatori, e se di certo non disturbano i commenti o i visitatori occasionali, si tratta di un sito che è fine a se stesso e al quale non chiedere altro.
Dopo una prima fase esclusivamente diaristica, i blog sono però diventati strumenti web molto usati per scopi redazionali, promozionali o addirittura professionali. C’è chi apre un blog per diffondere i propri lavori e la propria creatività, chi li usa come biglietti da visita per nuovi clienti, chi cerca di farne un megafono per diffondere le proprie opere (racconti, musica, fotografia).
In quest’ottica, avere più o meno visitatori, o comunque riuscire a convogliarli sul proprio blog, può diventare fondamentale.
Il primo consiglio che bisogna dare in questo campo è che il blog, come qualsiasi prodotto editoriale, deve avere una propria identità. Se si vuole che sia un posto dove la gente desidera andare, è bene che sia chiaro il motivo per cui bisognerebbe andarci. Quindi è consigliabile la specializzazione. Se si vuole diventare un punto di riferimento nel campo della critica televisiva o cinematografica, per gli appassionati di gastronomia o di giornalismo indipendente, è meglio che il tema sia evidente, sin dal titolo e dalla presentazione, e che il blogger si concentri molto su quel settore, senza divagare.
Come accennavamo prima, questa scelta dovrebbe essere chiara da prima dell’apertura. Un nome azzeccato, un indirizzo web adeguato, una veste grafica studiata e addirittura la scelta di una piattaforma dove sono più frequenti i blog di quel tipo, possono fare la differenza.
Il secondo motivo è esserci, e muoversi molto. Un blogger non è solo una persona che tiene un blog, ma è anche un lettore e un commentatore di altri blog. Quindi è molto importante partecipare alle discussioni, relazionarsi con altre persone che parlano magari dello stesso argomento, lasciare commenti e riprendere post scritti da altri aggiungendo la propria opinione e magari delle informazioni aggiuntive.
In questo modo si contribuisce alla “grande conversazione” e si permette a chi è interessato agli stessi nostri argomenti di venire a conoscenza dell’esistenza di una nuova voce. Possibilmente senza commenti sfacciatamente autopromozionali e spam via mail o commenti.
Un altro aiuto può venire dalla presenza del nostro blog in aggregatori ed elenchi di blog. In questo caso è utile segnalarsi se c’è la possibilità, e iscrivere il nostro blog presentandolo in modo da far capire subito qual è il motivo per cui bisognerebbe leggerlo.
Chiariamo inoltre che la conversazione della quale parlavamo non è solo in rete. Ci sono ormai molti incontri in cui i blogger si confrontano e si vedono di persona. Si va dai convegni tematici a quelli meno formali (come i barcamp) fino ad arrivare a momenti ludici in cui gente che si legge si incontra semplicemente per bere qualcosa e fare due chiacchiere. Si tratta di momenti in cui è possibile fare incontri significativi e comprendere meglio tanti meccanismi.
Infine, non bisogna dimenticarsi che dietro ai blog ci sono delle persone, e perciò è molto importante il modo di presentarsi. La correttezza, l’educazione, la simpatia, sono doti che alla lunga pagano. Sono relazioni virtuali sì, ma fino ad un certo punto.
