#header ul li.colore-cultura a { color: #b675c6 !important; } #header ul li.colore-cultura a:after { width: 80% !important; }

Cultura e spettacolo Mostre

Museo Carlo Bilotti 2026

Dal 19 settembre al 15 novembre 2026
In autunno arriva la mostra che racconta l’abitare come esperienza fisica, emotiva, culturale e politica e quella che dà conto della più recente produzione di Marina Bindella
Museo Carlo Bilotti 2026

Una nuova stagione espositiva di apre al Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese.

Dal 19 settembre all’8 novembre 2026 ospita States of Uncertain Domesticities, la mostra internazionale e itinerante che affronta il significato contemporaneo della “casa” e dell’“abitare”, osservati attraverso una lente femminista, politica e sociale. La mostra nasce dall’interrogativo su cosa significhi oggi sentirsi a casa e se, in un’epoca segnata da migrazioni, crisi ambientali, trasformazioni sociali e precarietà. A cura di Alba D’Urbano e Ada Lombardi, States of Uncertain Domesticities mette in dialogo circa 30 opere – tra video, pitture, sculture, fotografie e installazioni – di artiste e artisti internazionali appartenenti a generazioni e contesti differenti. Il percorso affronta l’abitare come esperienza fisica, emotiva, culturale e politica, esplorando la casa come rifugio e come corpo, il rapporto con la maternità e il lavoro di cura, la violenza domestica, la perdita della casa causata da guerre, migrazioni e disastri ambientali, fino ai temi della gentrificazione e della sostenibilità dell’abitare. L’edizione romana amplia questa riflessione confrontandosi con l’identità storica e culturale della città attraverso due archetipi fondamentali: la natura come prima dimora dell’uomo e la domus romana. Il progetto prende inoltre come importante riferimento Womanhouse (1972), la storica mostra ideata da Judy Chicago e Miriam Schapiro, che affrontò il tema della casa da una prospettiva femminista, mettendolo in relazione con il ruolo sociale della donna e con il lavoro domestico e di cura.

Dal 26 settembre al 15 novembre 2026, presso la Sala del Ninfeo, è ospitata la mostra Marina Bindella. Cosmografie. L’esposizione raccoglie circa quaranta opere — tra dipinti, xilografie, acquerelli e grandi installazioni polittiche — che documentano gli sviluppi più recenti della ricerca di Marina Bindella. La mostra allude a un universo di immagini in espansione, in cui le “cosmografie” non sono semplici rappresentazioni del cosmo, ma mappe interiori di processi in divenire: aggregazioni, rarefazioni, trame, orbite e vibrazioni che sembrano indagare il passaggio da una materia primordiale, informe e indifferenziata, a una realtà che prende vita attraverso relazioni invisibili tra tutti gli elementi. Sebbene i temi cosmici siano da sempre presenti nell’immaginario visivo dell’artista, negli ultimi anni Bindella si è spinta verso l’esplorazione di realtà non percepibili ai sensi: dalla dimensione subatomica della meccanica quantistica all’immensità siderale esplorata dalle ricerche astrofisiche. L’artista riflette oggi tanto sulla filosofia di Anassimandro e sul concetto di àpeiron (“lo sconfinato”) quanto sulle teorie della meccanica quantistica elaborate da due protagonisti della fisica del Novecento, Paul Dirac ed Erwin Schrödinger. Come osserva la curatrice, Ilaria Schiaffini, docente di Storia dell’arte contemporanea a Sapienza Università di Roma, “la luce e il tempo sono i due fili conduttori delle opere radunate in questa mostra”, nelle quali l’immagine appare come il frammento di un più vasto processo di aggregazione e dispersione della materia. La mostra mette inoltre in evidenza il metodo operativo trasversale di Marina Bindella, capace di muoversi tra linguaggi e materiali diversi: dalla xilografia, impronta originaria del suo percorso, all’acquerello, dalla pittura al graffito, fino all’impiego di supporti, come i cartoni ondulati, e di matrici inconsuete, quali reti e superfici modulari.

Ultimo aggiornamento 28/09/2026

Condividi su Seguici su

Potrebbe interessarti anche