Museo delle Civiltà 2026
Il Museo delle Civiltà ha avviato da tempo un processo di progressiva e radicale revisione che metterà in discussione, provando a riscriverle, la sua storia, la sua ideologia istituzionale e le sue metodologie di ricerca e pedagogiche.
Nel contesto più generale del Grande Progetto Museo delle Civiltà, sostenuto dal Ministero della Cultura, il Museo delle Civiltà darà avvio a numerosi cantieri, non solo allestitivi ma anche metodologici, che porteranno gradualmente alla riapertura di tutte le sezioni del museo – molte delle quali non ancora pienamente operative o chiuse da decenni.
Al riallestimento delle collezioni museali si affiancano poi alcune mostre temporanee.
Museo delle Opacità #2. Agricolture e architetture coloniali | dal 21 maggio 2025 – in progress
La connessione con gli scenari presentati nel progetto Museo delle Opacità #2. Agricolture e architetture coloniali, è affidata, in questo secondo capitolo, a due installazioni: Diritti ai semi, diritti dei semi (Rights to Seeds, Rights of Seeds) di Cooking Sections, ed Ente di Decolonizzazione: Ceneri (Ashes), che rappresenta l’intervento conclusivo della ricerca triennale condotta presso il museo da DAAR – Sandi Hilal e Alessandro Petti come Research Fellow.
Gala Porras-Kim. A Recollection Returns with a Soft Touch | dal 4 ottobre 2025 – in progress
EUR_Asia comprende, come vera e propria mostra nella mostra, anche l’installazione dell’artista multidisciplinare di origine colombiano-coreano-americana Gala Porras-Kim, con cui si conclude il suo percorso biennale di ricerca come Research Fellow del Museo delle Civiltà e Artist in Residence presso il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino. L’installazione audio-video ci restituisce il rapporto intimo che si instaura fra gli oggetti delle collezioni e le persone che se ne prendono quotidianamente cura nel museo.
LABORATORIO NEANDERTHAL. Le scoperte di Grotta Guattari | dal 18 dicembre 2025 – in progress
Il Museo delle Civiltà prosegue il processo di rinnovamento e accrescimento delle proprie collezioni inaugurando una nuova area espositiva. Al centro del progetto sono gli straordinari reperti provenienti da Grotta Guattari – sito preistorico di fama internazionale situato a San Felice Circeo (Latina) – trasferiti dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone e Latina. Gli ultimi ritrovamenti – che contribuiscono ad aggiornare le nostra conoscenze sui Neanderthal e sul territorio da essi abitato – si riuniscono ai reperti già precedentemente esposti, e proprio la loro riunificazione e musealizzazione permanente rende il MUCIV-Museo delle Civiltà l’epicentro non solo della loro conservazione e condivisione con il pubblico, ma anche delle ricerche ancora in corso su questo eccezionale patrimonio del nostro passato, configurando l’intero progetto come quello di un vero e proprio LABORATORIO NEANDERTHAL.
ORIGINE e PROSPETTIVE. Dal Museo Preistorico ed Etnografico di Luigi Pigorini al Museo delle Civiltà: storia di un museo (1876–2026) | dal 20 marzo al 6 settembre 2026
Centocinquant’anni fa, nel 1876, inaugurava a Roma il Museo Preistorico ed Etnografico fondato dall’archeologo Luigi Pigorini. Oggi il MUCIV-Museo delle Civiltà, che dal 2016 ne è l’erede, torna a quel momento fondativo non solo per celebrarne l’origine, ma per condividere con il pubblico le prospettive aperte dalla storia stratificata dell’istituzione: una vicenda che intreccia la storia culturale dell’Italia, le relazioni internazionali e l’evoluzione disciplinare, etica e formativa dei musei. La mostra propone un doppio itinerario: da un lato la ricostruzione del museo del 1876 e del progetto museografico pigoriniano; dall’altro la presentazione del museo di oggi, con due percorsi distinti tra archeologia preistorica ed etnografia e due installazioni dedicate ai processi di aggiornamento, all’incremento dell’accessibilità fisica e cognitiva e alle pratiche di compartecipazione attivate dentro e fuori il museo. Attraverso documenti, reperti, arredi e dispositivi espositivi d’epoca, il percorso espositivo ricostruisce la genesi in Italia dell’archeologia preistorica e dell’etnografia, ripercorrendo le trasformazioni che hanno condotto all’attuale configurazione e missione del museo.
Romania. La rappresentazione identitaria del costume popolare nell’arte | dal 26 giugno al 26 agosto 2026
Nell’ambito dell’Anno Culturale Romania–Italia 2026, la mostra propone una riflessione sul ruolo che il costume tradizionale romeno – e in particolare la celebre ie, la camicia ricamata femminile – ha avuto nella costruzione dell’identità nazionale e nella sua rappresentazione artistica tra età moderna e contemporanea. Attraverso oltre 120 opere provenienti dal patrimonio del MNAR, da musei romeni, collezioni private e artisti contemporanei, il percorso espositivo ripercorre cinque secoli di immagini e interpretazioni del costume tradizionale, mettendo in dialogo pittura, scultura, fotografia, grafica, arti decorative e cultura visiva.
Ultimo aggiornamento 25/06/2026