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Lavoro e impresa Professioni

Lavorare nei Beni Culturali


Possibilità di inserimento occupazionale in molteplici ruoli e il vantaggio di un lavoro immerso nell'inestimabile patrimonio culturale del Paese
Lavorare nei Beni Culturali

I luoghi della cultura (Musei, Gallerie d’Arte, Biblioteche, Aree archeologiche) rappresentano un patrimonio di inestimabile valore ed una possibilità di inserimento occupazionale in molteplici ruoli; si lavora soprattutto nel settore pubblico tramite concorsi o selezioni pubbliche nelle società in house statali o degli enti locali che gestiscono molti spazi e servizi culturali. Altre opportunità possono derivare da Fondazioni, spazi culturali ed artistici, ma anche da aziende che si occupano di prodotti e servizi digitali per i beni culturali. Il panorama lavorativo dei beni culturali oggi non è più composto solo da specialisti tradizionali (archeologi, storici dell’arte, ecc.), ma anche da figure ponte che integrano competenze umanistiche, digitali e gestionali, professionisti che sfruttano la tecnologia per la valorizzazione dei beni culturali, rendendoli più inclusivi, sostenibili e accessibili.

Grazie agli investimenti fatti, la digitalizzazione offre numerosi benefici per la gestione del patrimonio culturale, fornendo una leva alla creazione di PMI e startup innovative, sviluppando il potenziale delle banche dati e collezioni digitali, rendendo più accessibile il patrimonio culturale e gli archivi, ma anche operando sul piano della riduzione dei costi, dell’efficienza e della semplificazione. Tutto questo si traduce in nuove opportunità dal lato della fruizione e dal lato del mercato del lavoro con nuove professionalità ibride.

Le professioni dei Beni Culturali

Il Codice dei beni e del paesaggio (Dlgs 42/2004) individua le figure professionali dei Beni Culturali, le quali a loro volta vengono suddivise in professioni regolamentate e non regolamentate. Le professioni regolamentate sono quelle “il cui esercizio è consentito solo a seguito di iscrizione in ordini o collegi o in albi, registri ed elenchi tenuti da amministrazioni o enti pubblici.” Di esse fanno parte il Restauratore di beni culturali e il Tecnico di restauro dei beni culturali. Per il Restauratore di beni culturali la qualifica si ottiene con il conseguimento del Diploma di Laurea in Conservazione e restauro dei beni culturali (classe LMR02) o titolo equiparato; oppure con il Diploma accademico di II livello a ciclo unico abilitante alla professione di restauratore di beni culturali. Il Tecnico di restauro dei beni culturali consegue invece la qualifica mediante corsi di formazione professionale regionale triennale accreditato della durata di tre anni per un totale di almeno 2700 ore.

Tra le professioni non regolamentate, ne troviamo diverse figure: l’Antropologo fisico, l’Archeologo, l’Archivista, il Bibliotecario, il Demoetnoantropologo, l’Esperto di diagnostica e di scienze e tecnologia applicate ai beni culturali, lo Storico dell’arte.

Sia per le professioni regolamentate sia per quelle non regolamentate è possibile l’iscrizione in appositi Elenchi nazionali in una delle tre fasce previste per ogni profilo, seguendo i bandi permanenti e i requisiti richiesti.

Sul piano formativo, si segnalano i corsi di laurea magistrale a ciclo unico in Conservazione e Restauro dei Beni Culturali, abilitante alla professione di Restauratore dei Beni culturali, dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, dell’Università degli Studi della Tuscia e dell’Istituto Centrale per il Restauro.

Riservato invece agli Architetti è il settore del restauro architettonico che, sul tema del recupero del patrimonio architettonico, si riferisce anche al patrimonio monumentale. Le lauree magistrali in Architettura – Restauro sono presenti alla Sapienza Università di Roma ed alla Università degli studi Roma Tre.

Trasformazione digitale e nuove professionalità

All’intersezione tra management e data analysis, il Digital Curator opera sul piano della comunicazione digitale presso numerosi enti quali biblioteche, archivi, musei, aree archeologiche. Il Data Analyst culturale applica i metodi della scienza dei dati a mostre e musei, offrendo informazioni preziose sul pubblico ed i visitatori. Anche il Designer può trovare sbocchi nel settore dei beni culturali attraverso strumenti digitali capaci di offrire un’esperienza culturale gratificante. Ottime possibilità provengono dal mondo dei videogame: qui imprese innovative e professionisti quali l’Esperto di gamification culturale creano esperienze immersive e simulazioni capaci di ampliare gli orizzonti della fruizione.

Sul piano della formazione, si segnalano il corso di laurea magistrale in Digital Humanities: Comunicazione, Lingue, Patrimonio Culturale dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e il corso di laurea magistrale in Patrimoni culturali nell’era digitale dell’Università Telematica Internazionale UNINETTUNO.

Percorsi gratuiti di aggiornamento in materia di digitalizzazione sono erogati dalla Fondazione scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali. Anche il progetto LuceLabCinecittà propone corsi gratuiti in materia di digital humanities.

Per approfondimenti si vedano:

Lavorare nei Musei

Lavorare in un Museo significa vivere la propria professione in un contesto culturale stimolante. L’impatto delle nuove tecnologie digitali stanno aprendo nuovi scenari sia sul piano della fruizione sia sul piano delle professionalità. Un aggiornamento costante è quindi richiesto a chi vuole lavorare nei Musei, dove conquistare una posizione lavorativa stabile non è certo semplice. All’interno dei siti museali esistono molteplici ruoli e funzioni; come stabilito dalla Carta nazionale delle professioni museali e successivamente dal Manuale europeo delle professioni museali (che ne ha ampliato i profili) si può lavorare in diversi ambiti: il settore della ricerca, cura e gestione delle collezioni con le professionalità ad esempio del Conservatore, del Conservatore – curatore, del Conservatore territoriale, del Catalogatore, del Registrar ovvero responsabile del servizio prestiti e della movimentazione delle opere, del Restauratore o dell’Assistente tecnico addetto alle collezioni.

Per il settore legato ai Servizi e ai rapporti con il pubblico, troviamo l’ambito del Mediatore culturale di museo  che rappresenta un ponte tra l’Arte ed il pubblico, fornendo informazioni sulle opere e favorendone la conoscenza da parte dell’utenza; così come trova spazio l’Educatore Museale che “realizza gli interventi educativi programmati dal museo adeguandoli alle caratteristiche e alle esigenze dei diversi destinatari”; ed il Responsabile della mediazione e dei servizi educativi che “elabora i progetti educativi e ne coordina la realizzazione, individuando le modalità comunicative e di mediazione, utilizzando strumenti adeguati e funzionali per i diversi destinatari dell’azione educativa.”

Nello stesso ambito, trovano spazio figure professionali non prettamente museali (ma che comunque debbono la loro genesi a diversi istituti culturali) quali il Responsabile dei servizi di documentazione o il Responsabile della biblioteca. Nel settore legato ai Servizi e ai rapporti con il pubblico trovano spazio anche il Coordinatore e l’Operatore dei servizi di accoglienza e custodia.

Altri profili di carattere trasversale possono lavorare nel campo amministrativo, finanziario, gestionale e delle relazioni pubbliche o nel campo delle strutture, allestimenti e sicurezza. In quest’ultimo ambito, si segnala il Progettista degli allestimenti degli spazi museali e delle mostre temporanee che si occupa degli spazi e degli allestimenti del museo, assicurando le condizioni migliori per la presentazione e conservazione delle opere.

Per approfondimenti si vedano:

Lavorare nelle biblioteche e negli archivi

L’interesse per la lettura e per i libri può orientare verso la professione del Bibliotecario. Figura dalle diverse mansioni (catalogazione, prestito, organizzazione di eventi), possiede, oltre ad una predisposizione per il contatto con il pubblico, competenze di tipo informatico. Può lavorare in Biblioteche ma anche in Fondazioni e Centri culturali, tramite concorso o selezione pubblica oppure nel settore privato tramite forme più flessibili di selezione.

L’Archivista ha un forte interesse per la documentalità e lavora negli archivi pubblici o privati tramite concorso pubblico o selezione più flessibile in ambito privato. Un aspetto importante da ricordare è la presenza degli archivi d’arte dove, non solo documenti ma anche opere, fotografie e in generale materiali della vita di un artista e del suo ambiente culturale, offrono occasioni di inserimento per chi ha una formazione storico-artistica.

Si consigliano studi e corsi in archivistica e biblioteconomia, come ad esempio il Corso di Laurea Magistrale in Archivistica e biblioteconomia o la Scuola di specializzazione in Beni archivistici e librari della Sapienza Università di Roma o i corsi erogati dalla Scuola Vaticana di Biblioteconomia.

Formazione

Oltre ai corsi già citati, sul piano formativo si possono seguire i percorsi dell’AFAM: i corsi accademici di primo e secondo livello dell’Accademia di Belle Arti di Roma in diverse aree, tra cui la Comunicazione e Didattica dell’Arte.

I corsi universitari in Storia dell’Arte, Studi storico-artistici, Beni Culturali possono fornire una valida preparazione e, a livello post-lauream, si segnala la Scuola di specializzazione dell’Area tutela, gestione e valorizzazione del patrimonio culturale della Sapienza Università di Roma.

Decisamente utile ed orientata alla formazione di tecnici, la proposta degli ITS Academy nell’area tecnologica del Turismo e attività culturali.

Non mancano infine corsi di formazione regionale ed accreditata che vengono periodicamente proposti (anche su questo sito).

Link utili

Ultimo aggiornamento 17/03/2026

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