#header ul li.colore-cultura a { color: #b675c6 !important; } #header ul li.colore-cultura a:after { width: 80% !important; }

Cultura e spettacolo Mostre

Mattatoio 2026

Dal 04 giugno al 02 agosto 2026
Un'estate dedicata al confronto, ad opere e mostre site specific e ad artisti profondamente connessi al territorio
Mattatoio 2026

Dal 4 giugno al 2 agosto 2026 il Padiglione 9b accoglie Paolo Monti 37788. Money in space, mostra che, con circa cento opere rappresentative dei principali cicli creativi sviluppati da Paolo Monti a partire dalla metà degli anni Ottanta, evidenzia il ruolo significativo svolto dall’artista nella scena romana, quale elemento di connessione tra discipline e ambiti di ricerca differenti, nonché tra diverse istituzioni. Il suo lavoro ha infatti coinvolto studiosi e dipartimenti scientifici universitari, incluso il settore aerospaziale, cui fa riferimento il titolo dell’esposizione. Il legame di Monti con il territorio romano emerge con forza, contribuendo a rafforzare il dialogo tra arte e scienza, eredità rilevante della cultura italiana e, in particolare, di quella capitolina. In questo contesto si inseriscono esperienze fondamentali, come quelle sviluppatesi negli anni Settanta attorno agli artisti Maurizio Mochetti, Ettore Innocente, Sergio Lombardo e l’intensa attività della galleria Jarkatror, attiva tra gli anni Ottanta e Novanta

Sempre 4 giugno al 2 agosto 2026 il Padiglione 9a ospita Esercizi per essere come gli altri, mostra che mette Federica Luzzi, italiana e nata a Roma a confronto con Naoya Takahara, giapponese nato in Ehime ma residente a Roma dal 1977. La mostra è in primo luogo un’indagine intorno alla loro ricerca, confronto e dialogo di ostinata fedeltà ai giuramenti dell’infanzia e alla vita come disarmo.  Separati (l’anima non è mai accessibile) ognuno lavora per l’altro, ognuno sogna a due l’Oriente dell’uno e l’Occidente dell’altra. Due culture e la ricerca comune di luoghi propizi. Federica Luzzi attraverso la trepidazione continua del corpo, il paralizzante senso femminile; Naoya nell’unica consolazione di essere infantile. Entrambi con la paura dell’esproprio (la mostra stessa è solo una breve concessione di suolo), e nella consapevolezza che neppure l’arte basta.

Dal 5 al 18 giugno il Teatro 1 della Pelanda è dedicato a L’incanto, di John Cascone e Veronica Cruciani a cura di Niccolò Giacomazzi. La mostra è concepita come un’esperienza immersiva in cui installazione ambientale e video costruiscono un unico campo percettivo. Al centro della mostra si colloca l’idea di incanto, inteso non come semplice emozione estetica, ma come un evento percettivo e cognitivo: il momento in cui il reale lascia intravedere una possibilità che il linguaggio non ha ancora organizzato. Il percorso si struttura attraverso l’installazione ambientale Il Respiro e la proiezione video L’Ignoto Sconosciuto Altrove. Con Il Respiro, il Teatro 1 si trasforma in un ambiente attraversabile composto da alberi, luci, suoni e tende da campeggio, capace di evocare l’atmosfera di un sottobosco e di predisporre il pubblico a una diversa intensità dello sguardo. All’interno di questo paesaggio prende forma la proiezione del video L’Ignoto Sconosciuto Altrove, articolato in quattro capitoli e nato da un lungo processo di ricerca sviluppato tra contesti urbani e naturali differenti.

Dal 9 giugno al 2 agosto 2026 nella Pelanda è visibile anche la mostra Oltre le ceneri di Renzogallo, a cura di Aldo Iori, che si configura come un percorso pensato in stretta relazione con il luogo. Il progetto espositivo si articola in un viaggio concettuale e poetico attraverso la ricerca dell’artista, a partire dall’opera site specific realizzata per l’occasione: una sequenza di elementi in ferro rosso che, disponendosi nello spazio come un unico organismo, dando forma a una grande installazione unitaria. L’esposizione prosegue con una installazione in legno e carta di giornali verniciati in rosso, dipinti su tela e opere in tecnica mista su carta, partecipi del concetto di soglia e attraversamento, in un dialogo diffuso tra materie e dimensioni. Al centro del lavoro dell’artista vi è un’urgenza: quella di superare le forme di racconto preconfezionate, di mettere in crisi le narrazioni dominanti – in particolare quelle dei mass media – e cercare orizzonti di senso là dove sembrano esserci solo macerie.

Ultimo aggiornamento 19/05/2026

Condividi su Seguici su

Potrebbe interessarti anche